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Aggiornato il: 05/07/2012 14:48 | di www.leiweb.it

Paola Maugeri: «Vi insegno a vivere a impatto zero»

La rivoluzione ecologista parte dalla famiglia. Parola di chi pesta il bucato nella vasca. In compagnia del figlio Timo


Paola Maugeri: «Vi insegno a vivere a impatto zero»

Siamo abituati ad ascoltare la voce di Paola Maugeri su Virgin Radio mentre ci racconta in pillole i personaggi che hanno segnato la storia della musica. Di lei sapevamo che fosse vegana e vegetariana, ma conoscevamo poco o niente del suo percorso ambientalista che in breve tempo l’ha portata ad avere prima uno spazio nella trasmissione di Rai Tre, E se domani, condotta da Alex Zanardi, e poi alla pubblicazione del libro La mia vita a impatto zero (Mondadori).

Un percorso iniziato inconsciamente quando Paola era appena una ragazzina e, nella sua Catania, le “faceva orrore vedere i rifiuti ammassati disordinatamente dovunque per strada”. Probabilmente fu quell’episodio a innescare la scintilla che dopo parecchi anni l’ha condotta a gettarsi anima e corpo in un progetto di vita “a impatto zero”. Ha costruito una compostiera e ha iniziato a dedicarsi all’orto. Ha dismesso la lavatrice e ha cominciato a prestare attenzione alla filiera dei prodotti che arrivano in casa sua. Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza.

Paola, quando ha deciso di cominciare a vivere a impatto zero?
«Innanzitutto non ho abbandonato le mie comodità. È importante far capire che non è una vita né di rinunce né di sacrifici. Fondamentalmente nasce da una mia passione che da sempre ho coltivato a latere della musica. Nel 2009 sono stata nominata ambasciatrice per un nuovo protocollo sul clima a Copenaghen e lì ho veramente capito che era arrivato il momento di fare la mia parte. Nel frattempo è partito il programma televisivo con Alex Zanardi e gli autori mi hanno chiesto di portare sullo schermo questa esperienza a impatto zero».
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Prima è arrivato il documentario e adesso il libro. La sua è una trasformazione solo pratica o anche mentale?
«Entrambe. Devi rivedere molte delle tue scelte. Ti spiego: tutto si basa sul nostro modo di essere consumatori, troppo spesso inconsapevoli. Non avevo più intenzione di lasciare alla pigrizia o al caso le scelte alimentari, quelle dei miei abiti e delle cose che uso in casa. Volevo capire la filiera, da dove provenissero. Noi siamo la prima generazione che può pretendere la rintracciabilità dei cibi che mangiamo. I nostri genitori, per esempio, non avevano questa possibilità. E io volevo vederci chiaro».

In che modo cerca di diminuire l’impatto ambientale dei suoi consumi?
«Per esempio eliminando gli imballaggi. Sono arrivata ad azzerarli. Mi faccio inviare frutta, verdura, riso e orzo dentro scatole di cartone che poi restituisco e le stesse vengono utilizzate nuovamente la volta successiva. Oggi ci sono paradossi assurdi: i pomodori Pachino, che sono prodotti in Sicilia, vengono portati a Napoli per essere imbustati e poi tornano in Sicilia per essere smerciati in tutto il mondo. Questi spostamenti inutili non sono più giustificabili. Poi c’è il capitolo acqua in bottiglia. Noi siamo il paese al mondo che ne consuma di più rispetto a tutti gli altri, 192 litri pro capite. E di solito quella che sgorga in Calabria viene venduta in Trentino e quella di Aosta viene distribuita in Sardegna. Con tanto di camion che fanno avanti e indietro tra nord e sud inquinando costantemente».

Si può vivere a impatto zero anche in una metropoli come Milano?
«Certo. Io ho abbandonato l’automobile e adesso giro in bici o con i mezzi pubblici. Lo so che è rischioso. Milano, infatti, è la città dove muore più gente ogni anno in bicicletta. Ma se si mantiene una certa attenzione e un buon livello di prudenza diventa fattibile. Io poi giro comodamente anche con i mezzi pubblici. Ultimamente le cose sono nettamente migliorate».
Come la mette con il fatto che oggi si hanno i minuti contati e di conseguenza meno tempo per soffermarsi su un consumo più oculato?
«Il problema è proprio questo. Oggi compriamo cose, per pigrizia o per abitudine, nei supermercati vicino casa, senza sapere che filiera hanno seguito, se arrivano da aziende che hanno impoverito o distrutto parti del pianeta. Io ho semplicemente deciso di tralasciare il superficiale e concentrarmi sul necessario. In questo modo ho capito che tante cose non erano poi così indispensabili. Ho cercato di comprendere la differenza tra le cose importanti e quelle urgenti».

Questa sua scelta come si concilia con il ruolo di mamma?
«Molto bene. Ho coinvolto anche mio figlio in questo progetto. Io passo metà dell’anno in Svezia, dove c’è una fortissima coscienza ecologista. Sono un’appassionata dei paesi nordici, sono posti civili, dove il clacson non suona mai e vivere “a impatto zero” è la normalità. Per loro è naturale crescere i propri figli con una coscienza ecologista. Lì tutti i ragazzini sanno come si fa il riciclo. Noi siamo un paese al tracollo per quanto riguarda la cultura ecologista, che vive di sprechi terrificanti, dai riscaldamenti centralizzati a una rete di raccolta di rifiuti totalmente problematica. Abbiamo forti differenze tra Nord e Sud, e Quanto sei green?
Istruzioni per una vita a impatto zero (o quasi)Scopri il tuo grado di ecocompatibilitàFai il testmoltissime contraddizioni. Se io fossi stata una mamma svedese, nessuno mi avrebbe fatto domande riguardo il mio modo di vivere nel rispetto dell’ambiente, non avrei mai avuto una copertina su una rivista e non avrei mai scritto un libro sull’argomento».

Pensa che sarebbe utile introdurre questo tipo di insegnamento nella scuola italiana?
«Costituirebbe un passo importante. Però la scuola non è responsabile al 100% di ciò che i nostri figli imparano. Conta tanto la famiglia. È da lì che dovrebbe partire la svolta principale».

So che suo figlio l’aiuta a fare il bucato calpestando i panni nella vasca.
«Sì, ho dismesso la lavatrice e ho iniziato a fare il bucato come una volta, quando gli indumenti si mettevano a mollo nella vasca, si sciacquavano, venivano strizzati e poi stesi. Ho fatto diventare questa pratica un gioco per mio figlio Timo. Oggi pare che non si possa vivere senza le comodità, ma non è così. Bisogna conoscere certi sprechi e usare un po’ di accortezza per non renderli quotidiani. Per esempio, sai cosa vuol dire lasciare un caricabatteria attaccato alla presa senza collegarlo al cellulare? Viene buttata via tantissima energia elettrica. Sono piccole cose a cui bisogna fare attenzione. Se ci riesci, la tua vita cambia totalmente».

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